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Perché Zagrebelsky sbaglia sulla riforma della Costituzione | intervista a Stefano Ceccanti

“Da anni Zagrebelsy segue un filone culturale che sostiene come il malfunzionamento delle istituzioni rappresentative e di governo possa essere surrogato dal potere giudiziario. È un’opzione di tipo culturale che personalmente non condivido. Se ci confrontiamo con le democrazie europee di pari importanza, vediamo che tra un problema e l’altro – seppur con regole diverse – hanno tutte sempre assicurato un governo di legislatura. Ciò invece in Italia non è accaduto. Basta pensare alla cancelliera tedesca Angela Merkel che nei vertici europei ha visto alternarsi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta e Renzi. Mi pare difficile sostenere che in Italia non ci sia un problema di governabilità e che le soluzioni adottate con la riforma non lo riducano”.

Come valuta la critica di chi dice che con questa riforma il ruolo del Parlamento sarà ridimensionato?

“Oggi ci troviamo in un Parlamento in cui il Senato è un inutile doppione della Camera. Pertanto noi lo valorizziamo visto che gli attribuiamo funzioni differenziate. Ci sono due Camere con un ruolo diverso. In questi anni – considerate le difficoltà decisionali del Parlamento – sono stati trovati dei bypass cardiaci che hanno spostato una serie di poteri sul Governo, a cominciare dall’uso della decretazione d’urgenza. La riforma della Costituzione mira a risolvere le cause che hanno determinato questo bypass cardiaco e cerca di far funzionare la circolazione sanguigna in modo normale. Per un verso, dunque, pone alcuni limiti ai decreti per ricondurli a una dimensione fisiologica mentre, dall’altro lato, garantisce tempi certi alle iniziative legislative del governo, in modo tale che non sia costretto a fare i decreti ma faccia i disegni di legge”.

Versante riduzione dei costi della politica: è un elemento importante di questa riforma? I detrattori sostengono si tratti solo di demagogia.

“Il principale taglio dei costi non è tanto quello diretto, con la chiusura dell’inutile Cnel e la trasformazione Senato. Quello vero è indiretto, con la riduzione del conflitto Stato-regioni. Negli ultimi 15 anni è stato incerto se una determinata materia fosse di competenza della legge statale o regionale. Tale confusione ha comportato costi molto rilevanti soprattutto dal punto di vista degli investimenti esteri, che così finivano con l’essere dissuasi. La vera risorsa allo sviluppo del Paese è rappresentata proprio dalla riduzione del conflitto tra lo Stato e le regioni”.

Da Formiche

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