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Regioni a statuto speciale | Botta e risposta Finocchiaro e Ainis

Anna Finocchiaro, senatrice del Partito Democratico e presidente della Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama, ha scritto una risposta, pubblicata su Repubblica, a un articolo del costituzionalista Michele Ainis su alcune criticità che la riforma costituzionale aprirebbe sulle Regioni a statuto speciale. Ainis ha a sua volta ha ribattuto alle osservazioni della senatrice del Pd.

Anna Finocchiaro:

“Caro direttore, in riferimento all`articolo di Michele Ainis del 23 ottobre non è vero che l`art. 39 della riforma costituzionale rechi, per la applicazione del titolo IV alle Regioni a statuto speciale, aggravamento del procedimento legislativo.

Il procedimento cui si fa riferimento nell`art. 39 della riforma è quello già previsto a Costituzione vigente. Si tratta, già oggi, di una procedura aggravata, che presenta le seguenti caratteristiche:

– l`atto con cui si approva o modifica lo Statuto speciale è una legge costituzionale ( artt. 116, 1 c. e 138 della Costituzione);
– la legge costituzionale che approva o modifica lo Statuto non è soggetta a referendum confermativo (disposizione
introdotta dalla legge costituzionale n. 2/2001);
– nei progetti di modifica dello Statuto presentati dal Governo in sede parlamentare deve essere acquisito il parere del Consiglio regionale (previsione contenuta in tutti gli Statuti speciali, che sono fonti di rango costituzionale, come, ad esempio, nell`art. 63 dello Statuto del Friuli-Venezia Giulia, nell`art. 41 ter dello Statuto della Regione Sicilia, nell`art. 54 dello Statuto della Regione Sardegna. Quest`ultimo, peraltro, prevede un ulteriore aggravamento della procedura)”.

La risposta di Michele Ainis:

“Cara senatrice Finocchiaro, d`accordo, l`art. 39 è scritto in forma così criptica da rendere lecita ogni interpretazione. Due fatti, però, mi parrebbero difficilmente confutabili. Primo: la sostituzione del «parere» ( non vincolante) dei Consigli regionali, prescritto dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, con l`«intesa» (vincolante). Dunque ogni Regione speciale diventa uno Stato straniero, nel senso che i suoi rapporti con l`Italia vengono regolati da accordi bilaterali.

Secondo: la reazione degli autonomisti. Da Panizza e Dellai in Trentino, fino al governatore della Sardegna Pigliaru. Dopo il mio articolo di domenica scorsa, ne hanno dodotto che chiunque abbia a cuore l`autonomia speciale dovrà votare sì ( v. i quotidiani Trentino, l`Adige, l`Unione sarda del 24 e 25 ottobre; Alto Adige del 26 ottobre). E con loro diversi parlamentari del Pd (Nicoletti, Sanna ), proprio per la garanzia rappresentata dall`intesa. Tutti vittime d`un malinteso?”

Fonte: Repubblica (via Senatoripd.it).

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