Referendum Costituzionale – Valigia Blu

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10 buoni motivi per votare ‘Sì’ e dieci per il ‘No’ | intervista a Nicotra e Falcone

Il Corriere della Sera ha intervistato Ida Nicotra, docente di Diritto costituzionale a Catania, componente dell’Autorità anticorruzione, che ha esposto 10 ragioni per votare “Sì” al referendum del prossimo ottobre e Anna Falcone, avvocata cassazionista specializzata in Diritto costituzionale e amministrativo, che ne ha presentate altrettante 10 per il “No”.

I 10 buoni motivi per votare “Sì” per Ida Nicotra:

1. Con l’abolizione dell’anacronistico bicameralismo paritario si supera il meccanismo della «navetta» delle leggi tra Camera e Senato che ha fin qui generato molti ritardi e sovrapposizioni. […]

2. Soltanto la Camera concede la fiducia al governo. Si instaura così un rapporto fiduciario unicamente tra Camera e governo perché il Senato svolge un’altra funzione, ovvero quella di camera di compensazione tra Stato e Regioni.

3. Diminuiscono notevolmente i costi della politica. Cala il numero dei parlamentari, con la riduzione dei senatori da 315 a 100, con forti risparmi sulle indennità attualmente corrisposte. […]

4. Aumentano gli strumenti per l’esercizio della democrazia diretta. La riforma introduce il referendum propositivo e modifica il meccanismo del quorum di validità per quello abrogativo che diventa «mobile» dovendo tener conto dell’andamento storico dell’astensionismo.

5. Ad ottobre non si vota per l’Italicum. La nuova legge elettorale, con il suo premio di maggioranza, non configura un’anomala concentrazione di poteri. Il premio di maggioranza alla lista, e non alla coalizione, semmai evita il formarsi di raggruppamenti eterogenei che poco si conciliano con l’esercizio del governo efficiente del Paese.

6. Nella riforma è prevista una limitazione del ricorso ai decreti legge. Un po’ tutti i governi ne hanno abusato, con la giustificazione della necessità e dell’urgenza dei provvedimenti.

7. Le materie strategiche — tra le quali i trasporti e l’energia — tornano alla competenza legislativa dello Stato. Le Regioni, nel disegno originale, erano nate come enti amministratori. […]

8. Vi sarà una notevole riduzione del contenzioso Stato-Regioni davanti alla Corte costituzionale, che è stato acuito a seguito della riforma del Titolo V varata nel 2001. Il nuovo Senato ha infatti, come si diceva, la funzione di camera di compensazione tra Stato centrale e territori.

9. La vittoria del Sì non apre la strada ad alcuna deriva autoritaria. La Costituzione del ’48 è costruita soprattutto sui pesi e sui contrappesi perché in quel contesto storico prevalse il tema della riflessione più che quello della decisione perché, dopo il fascismo e con la guerra fredda alle porte, si temeva che il Paese potesse degenerare verso forme di autoritarismo. Oggi quel contesto storico è lontano.

10. La vittoria del Sì rafforza l’idea di una democrazia partecipativa e di un governo che decide. E che sa colmare quello che è stato definito proprio sul Corriere della Sera, da Ferruccio de Bortoli, «il fossato tra istituzioni e cittadini».

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I 10 buoni motivi per votare “No” per Anna Falcone:

1. Il bicameralismo non viene superato, chi sostiene il contrario dice una bugia. Continuiamo ad avere due Camere che legiferano sulle stesse materie quando invece si poteva abolire il Senato e passare al monocameralismo. […]

2. È vero: il Senato non vota più la fiducia ma deve essere consultato su materie vitali per i governi, come la legge di bilancio. Il procedimento legislativo (articolo 70), che oggi ha 4 variabili, prevederà 8-10 «strade diverse». Il nuovo articolo 70, che oggi è di nove parole, sarà di una pagina. E pure criptica.

3. Verrebbero risparmiati 50 milioni di euro per ogni esercizio annuale del Senato. Ovvero quanto costa un solo aereo F35 ordinato dalla Difesa. Diminuiscono i senatori ma la struttura del Senato rimane tale e quale. […]

4. Per la richiesta di referendum abrogativo le firme richieste aumentano da 500 mila a 800 mila. E anche le firme per la richiesta di leggi di iniziativa popolare passano da 50 mila a 150 mila, con buona pace della democrazia partecipativa.

5. La nuova legge elettorale e la riforma costituzionale sono connesse. Passi, se al primo turno una lista supera il 40% e ottiene il premio di maggioranza. Ma chi vince al ballottaggio, anche di un solo voto, governerebbe grazie ad un vero premio «di minoranza».

6. È prevista l’approvazione a data certa dei disegni di legge governativi mentre questa «corsia preferenziale» non è contemplata per le leggi di iniziativa parlamentare. Così il governo monopolizza l’attività legislativa del Parlamento.

7. Si risponde a una brutta riforma (quella in senso federalista del Titolo V del 2001) con una soluzione peggiore. Mettendo tutte le Regioni sullo stesso piano, si torna indietro rispetto alla spinta del decentramento. […]

8. Con l’abolizione delle materie concorrenti aumenteranno i ricorsi tra Stato e Regioni. E, vista la complessità del procedimento legislativo, aumenterà anche il contenzioso tra Camera e Senato, che ha un potere di «richiamo» delle leggi tutto da verificare.

9.La Costituzione non è intoccabile ma modificare 47 articoli della Carta a maggioranza, e in un colpo solo, deve allarmare chi ha a cuore la democrazia. […] Se il Parlamento avesse affrontato più pacatamente la questione, oggi, forse, ci ritroveremmo con una riforma condivisa senza la necessità di ricorrere a un referendum a forte contrapposizione.

10. La vittoria del No non deve incidere sulla vita del governo che va avanti in base alla maggioranza in Parlamento. […]

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