Referendum Costituzionale – Valigia Blu

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Una riforma che guarda al futuro per superare il passato | Intervista a Stefano Pizzorno

Intervista a Stefano Pizzorno, avvocato e responsabile di immigrazione, ordine pubblico e carceri presso l’avvocatura dello Stato.

Quali sono i punti di forza della riforma costituzionale?

Anzitutto la revisione del Titolo V. Ho indicato questo aspetto per primo perché a mio avviso costituisce una vera emergenza nazionale. Nel 2001 si è allargata a dismisura la competenza legislativa delle Regioni con effetti catastrofici sulla razionalità del sistema e l’aumento a dismisura del contenzioso tra Stato e Regioni dinanzi alla Corte Costituzionale. Ogni singolo contenzioso produce un effetto paralizzante. Per fare un esempio quando si sono erogati contributi economici a favore di un settore, il contenzioso ha messo le imprese destinatarie in una situazione di grave incertezza. Spendere i soldi ricevuti? Con il rischio poi di doverli restituire in caso di successo del ricorso delle Regioni e di rischiare il collasso economico? La riforma mette razionalità nel sistema: Come? In primo luogo elimina la nozione stessa di competenze concorrenti; mai più materie in cui lo Stato e la Regione legiferano insieme, ma materie o dello Stato o della Regione. Inoltre riporta allo Stato competenze essenziali come il trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, le grandi reti di comunicazione, i porti di interesse nazionale e internazionale (attualmente per una rete che attraversa più regioni occorre il consenso di tutte, oltre il consenso di tutti gli enti che la Regione stessa individua. Risultato: per ottenere tutte le autorizzazioni per una variante di valico, ci vuole, quando ci si riesce, lo stesso tempo che una volta si impiegava per la realizzazione completa dell’Autostrada del Sole). Poi ancora riporta allo Stato materie che ci sono costate richiami dalla Commissione Europea per mancato raggiungimento degli obiettivi. Esempio, le politiche attive del lavoro: nella nostra legislazione statale indichiamo principi come formazione continua del lavoratore che abbia perso il lavoro, però poi resta tutto sulla carta perché le Regioni non fanno la normativa di dettaglio. Infine, riporta allo Stato una materia essenziale per il nostro sviluppo economico come il turismo”.

(…)

Ci sono altri aspetti considerati minoritari e magari ignorati dal dibattito pubblico?

Un aspetto totalmente assente dal dibattito è il miglioramento della qualità della legislazione che è strettamente collegato con il superamento del bicameralismo paritario. Giuliano Amato ha paragonato la situazione del governo che presenta un disegno di legge alle Camere a quella di un naufrago che affida la propria sorte a un messaggio contenuto in una bottiglia. Nessuna certezza che quel disegno di legge arrivi in porto e nessuna certezza sui tempi. Ecco perché si governa essenzialmente con decreti legge. I decreti legge però producono già effetti e devono essere convertiti con legge. I parlamentari sanno che quello è un treno che arriva a destinazione e parte l’assalto; decreti legge che partono con venti articoli lievitano a 100 con i contenuti più svariati e leggi pessime. Cosa fa la riforma? Introduce un meccanismo che garantisce al governo una corsia preferenziale per i suoi disegni di legge che siano essenziali per l’attuazione del programma. Entro 70 giorni dovranno essere approvati o respinti. Il Parlamento potrà fare tutte le modifiche che vuole ma sempre restando sul tema; se si parla di ricerca scientifica, gli emendamenti dovranno riguardare la ricerca scientifica, non come adesso in cui ci si può infilare norme sugli edifici o sulla droga. Anche per i decreti leggi stesso criterio; le leggi di conversione potranno apportare modifiche ma sempre in maniera omogenea”.

L’intervista completa su Eco Internazionale


Segnalato da:
Giuseppe Di Martino

Categories:   Segnalazioni

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