Referendum Costituzionale – Valigia Blu

Menu

Un ricorso per evitare plebisciti o voti popolari di fiducia | intervista a Onida

L’11 ottobre scorso il costituzionalista Valerio Onida ha presentato due ricorsi sul quesito referendario, uno al Tar del Lazio e l’altro al Tribunale Civile di Milano. In entrambi viene chiesto di rinviare la questione alla Corte Costituzionale. L’ex presidente della Corte Costituzionale chiede di accertare se il quesito, che riguarda temi diversi tra di loro, sia lesivo della libertà di voto degli elettori. In pratica, spiega Onida in un’intervista all’Huffington Post, “i cittadini saranno chiamati a rispondere con un Sì o con un No a una domanda che riguarda modifiche costituzionale su aspetti eterogenei”.

In cosa consiste la differenza e perché pensa che i due ricorsi possano avere esiti diversi?

Quel ricorso puntava sul fatto che il quesito sia ingannevole. Quello che abbiamo presentato noi, invece, solleva essenzialmente il problema della disomogeneità del quesito stesso, che si riferisce ad oggetti e contenuti multipli e molto diversi tra loro. Questo lo rende lesivo della libertà di voto dell’elettore perché gli viene sottoposta un’unica domanda a cui può rispondere con un Sì o con un No, mentre ad essere oggetto di modifiche costituzionali sono molti aspetti diversi ed eterogenei: per citarne alcuni, la riforma del Senato, i rapporti tra Stato e Regioni, l’elezione del presidente della Repubblica, la disciplina del referendum. In tal modo, come ha detto la Corte costituzionale a proposito del referendum abrogativo, si verrebbero “in sostanza a proporre plebisciti o voti popolari di fiducia, nei confronti di complessive inscindibili scelte politiche dei partiti o dei gruppi organizzati che abbiano assunto e sostenuto le iniziative referendarie”.

Nel respingere il ricorso di Sinistra italiana e M5S, però, il Tar ha spiegato che c’era un “difetto di giurisdizione”. In pratica che non era di sua competenza. Perché nel suo caso dovrebbe essere diverso?

Nella sentenza il Tar rinvia la questione alle decisioni adottate o che potrebbero essere adottate dall’ufficio centrale della Cassazione. Ma noi abbiamo fatto ricorso come semplici elettori. Dal momento che non siamo promotori del referendum, non potevamo e non potremmo interloquire direttamente con l’ufficio centrale e chiedere ad esso di sollevare questione di costituzionalità della legge davanti alla Corte costituzionale: che è ciò che noi chiediamo al Tar di fare”.

L’intervista completa sul sito dell’Huffington Post

Categories:   Segnalazioni

Comments