Referendum Costituzionale – Valigia Blu

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Perché il referendum sarà comunque un bivio | Massimo L. Salvadori

Infuria — come una tempesta in una bacinella — la polemica sulla “personalizzazione” del referendum costituzionale. Le posizioni in campo sono tre: quella di chi dice che la personalizzazione è colpa di Renzi; quella di chi sostiene (lo fa ora a gran voce il premier) che essa è invece colpa dei suoi avversari; quella di chi ammonisce che, essendo la Costituzione un bene comune, la saggezza dovrebbe indurre a pronunciarsi svincolando il voto dalle sorti particolari del governo e di chi lo guida. Fatto è che non c’è modo di evitare che l’approvazione della riforma costituzionale risulti un grande successo per Renzi e che la sua disapprovazione costituisca per contro una secca sconfitta per lui, tale da segare le gambe della poltrona su cui siede a Palazzo Chigi. Questa è la realtà, ed è inutile cercare di girarvi intorno. Certo, se si vuole indulgere nella ricerca della “responsabilità” di chi ha dato inizio alla personalizzazione, credo sia indubitabile che è stato Renzi, a partire dal momento stesso in cui ha asserito, insistendo nel ripeterlo, che batterlo al referendum significa tout court sconfessare il tassello fondamentale del progetto riformatore che ha dato e dà senso alla sua azione di governo e sorregge la sua leadership. Compiuto il passo, la polemica sulla personalizzazione è balzata sulla scena e non vi è santo che a questo punto possa disinnescarla.

Ma ci si ponga l’interrogativo. È un attentato alla democrazia la personalizzazione, è un prepotenza personalistica che un premier concluda in relazione all’esito delle urne: io ho “fortissimamente voluto” il benfatto o — visto dalle opposizioni — il malfatto, e quindi il dovere di responsabilità nei confronti degli elettori mi induce a proseguire nella strada intrapresa oppure a togliere l’incomodo lasciando ad altri il timone?
Cercare di ignorare che l’intero popolo italiano considera e considererà il sì o il no alla riforma costituzionale anche un sì o un no a Renzi premier significa assumere una posizione non sostenibile.

Da La Repubblica

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