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“L’Italia ha bisogno di poche leggi ma buone, non di più leggi in meno tempo” | Tony Barber

In un articolo pubblicato sul Financial Times, Tony Barber (Europe Editor e Associate Editor del giornale britannico) ha riflettuto sull’utilità della riforma costituzionale sulla quale dovranno pronunciarsi gli italiani nel referendum del prossimo 4 dicembre.

Secondo il giornalista britannico, le modifiche della Costituzione previste dalla riforma non sarebbero così efficaci da migliorare la qualità del governo, della legislazione e della politica in Italia. Se la riforma passasse, i poteri del Senato verrebbero drasticamente ridotti in favore della Camera dei deputati e il Senato (il cui numero dei componenti verrebbe tagliato da 315 a 100), non sarebbe più «eletto con il voto popolare diretto, ma composto da consiglieri regionali e sindaci».

Attualmente, le due Camere hanno poteri identici e «nessun disegno di legge diventa legge fino a quanto entrambi i rami del Parlamento non sono d’accordo su un testo comune». Questo, secondo quanto sostenuto dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si traduce – si legge ancora nell’articolo – in un meccanismo che genera in modo recidivo instabilità governativa e ritardi nell’approvazione delle leggi.

Ma, scrive Barber, «l’Italia ha bisogno di poche leggi ma buone, non di più leggi in meno tempo». L’Italia sarebbe tra i paesi che approva più leggi di anno in anno, facendo meglio di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Né è colpa del bicameralismo perfetto se in Italia ci sono stati più di 60 governi in 70 anni. «La spiegazione principale è nella natura frammentaria dei partiti politici italiani, che riflette la frammentazione della società italiana. Ogni partito e ogni sua fazione si distingue per una serie specifica di interessi economici, geografici, ideologici, religiosi o sociali».

Per questo motivo, l’Italia avrebbe bisogno non di una riforma che modifica i poteri tra Senato e Camera e che consenta l’approvazione di più leggi in meno tempo, ma di leggi di maggiore qualità, scritte con cura e che siano applicate invece di essere aggirate costantemente.

Nelle capitali europee si ha la sensazione che Renzi debba essere sostenuto per evitare il rischio di un’Italia senza timone ed esposta a una crisi bancaria e a una forza anti-sistema come il Movimento Cinque Stelle. Eppure, conclude Barber, «una sconfitta di Renzi non dovrebbe destabilizzare un intero paese. Una vittoria, dall’altro lato, potrebbe esporre il paese alla follia di anteporre l’obiettivo tattico della sopravvivenza di Renzi al bisogno strategico di una democrazia sana in Italia».

Qui l’articolo completo sul sito del Financial Times.

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